Semi-vuoto a rendere
Solo una parte dello stabile ex SUPSI per la Straordinaria è dismesso
di Andrea Bertagni su La Domenica del 17 novembre 2024
Lo stabile C dell’ex SUPSI è a bordo strada. Ci si arriva da Cornaredo salendo verso il centro scolastico di Trevano. Oppure scendendo da Comano e dalla Capriasca, direzione Lugano centro. È a bordo strada ma non si vede anche se in realtà svetta con il suo tetto lungo e i suoi tre piani che seguono l’edificio in tutta la sua lunghezza. Non si vede perché la strada punta in discesa o in salita e gli occhi di chi guida sono piantati sull’auto davanti e sull’asfalto. In realtà c’è anche un marciapiede che calpesta le basi dell’imponente stabile. E con lui anche delle scale che si inerpicano sulla collina dopo che con un po’ di attenzione si è imboccata una stradina proveniente proprio da quella strada lunga e in salita che arriva dallo stadio di calcio. Non proprio una stradina a dire il vero.
Perché volendo la si può percorrere con un furgoncino fino al piano -2 dello stabile ex SUPSI. Che dalla strada appare come un piano a vetrate immenso e vuoto. Solo avvicinandosi ci si accorge della sua effettiva grandezza. Il tetto sembra irraggiungibile e si è presi come da un senso di piccolezza di fronte a quel tutto sbarrato e chiuso. Se non fosse così, se le vetrate a tutta altezza fossero aperte qui ci arriverebbe comodamente un furgoncino per scaricare e caricare. Magari attrezzature musicali e teatrali.
Un piano sopra c’è il -1. Che a differenza degli spazi inferiori presenta un lunghissimo corridoio su cui si affacciano stanze e sale abbandonate alla polvere e a un senso di vecchio che sa tanto di altri tempi. È la sensazione che si avverte anche entrando negli ex laboratori, dove i banchi sono circondati da credenze e scaffali di legno che sanno tanto di una scuola che non c’è più.
Il piano che c’è già
Ma la «sorpresa» è un’altra. Ed è che il piano terreno non è né vuoto né dismesso ma abitato da almeno due anni dall’Istituto della transizione e del sostegno del Dipartimento educazione, cultura e sport (DECS) diretto da Chiara Orelli Vassere. Quassù è stato tutto ristrutturato e adeguato ai tempi e alle nuove necessità. Le aule, gli uffici, non manca niente. È più in basso che regna invece il silenzio e il buio, nonché un costante odore di chiuso e a volte di muffa. Fa specie ma è così. Sopra uffici. Sotto il nulla. Che poi veramente nulla non è.
Perché le stanze, così come il grande androne che fa subito pensare ai balconi della Straordinaria, perché è dotato appunto di una specie di balconata, con il -1 che a un certo punto si affaccia come un teatro sul -2, appunto, non sono vuoti, ma ospitano ancora le attrezzature che sono state della SUSPI. Scheletri di macchinari e impalcature. Qualche mobile. Le caldaie. Tutto riposa muto. Come congelato, meglio. Abbandonato.
È qui, in questi due piani, che l’ex municipale di Lugano, Cristina Zanini Barzaghi ha immaginato e immagina ancora la Straordinaria. Un’ipotesi ben vista anche dal sindaco di Lugano, Michele Foletti che con la Tour Vagabonde ci ha avuto a che fare.
Il problema è che l’edificio appunto non è completamente vuoto. Perché in cima al palazzo c’è un Istituto del Cantone. Un problema insormontabile o potrà esserci una convivenza? Zanini Barzaghi non lo esclude. Mentre c’è chi è contrario e non vede appunto di buon occhio la strettissima vicinanza delle due situazioni. Forse è solo prematuro parlarne. Di sicuro, proprio questa settimana si parlerà di spazi in Gran Consiglio, questa volta per l’autogestione dei molinari. Che continua a dividere in due i fronti.
L’associazione di giovani
Altrettanto certo è che gli ex spazi della SUPSI a Trevano, che sono in parte vuoti, come questi due piani dello stabile C, ma anche altri due piani dello stabile A, sono solo degli esempi. Esempi di luoghi riconvertiti o ancora in attesa di esserlo del tutto, come altri in Ticino. Così come sperano le realtà culturali e giovanili che hanno promosso la Straordinaria o che proprio settimana scorsa, domenica, hanno battuto un altro colpo, riunendosi a Besso. «Associazione realtà giovanili», questo il nome dell’associazione che afferma di contare più di 330 giovani fra i 15 e i 23 anni e proprio domenica ha lamentato la mancanza di spazi d’incontro. « Sebbene il Ticino sia una regione ricca di cultura e bellezze naturali – fanno sapere – appare evidente che l’offerta di luoghi di incontro e socializzazione per le e i giovani è insufficiente a soddisfare le loro legittime aspettative e necessità».
TRE PIANI, DUE SITUAZIONI
In un piano dell’edificio c’è l’Istituto della transizione e del sostegno. Negli altri due solo tanti spazi vuoti
SEMI ABBANDONATO
I corridoi, le stanze e il grande androne dei due piani dismessi dello stabile sono in stato d’abbandono da anni