Bisogna mocarla di mischiare il burro con la ferrovia. Sedi per i molinari? Proprio no!

L’autogestione? Un non-tema La cultura indipendente è altro

Martedì il parlatoio cantonale ha dibattuto per ore sul non-tema dell’autogestione. Decidendo che il Cantone non si metterà a cercare una sede per i molinari. Il rapporto di minoranza leghista ha raccolto il sostegno della maggioranza dei deputati.

Il sindaco di Lugano Michele Foletti ha dal canto suo definito il dibattito “vecchio ed inutile”. Ha ragione.

Vecchio, inutile e pure controproducente. La cosiddetta autogestione è sempre stata un non-tema. A maggior ragione adesso. La città di Lugano ed i luganesi hanno ben altre priorità; e questo non da oggi, ma da sempre. Quanti tra i cosiddetti autogestiti sono luganesi? Quanti provengono dal resto del Cantone? Quanti da Oltreramina?

A conferire all’autogestione un’importanza che è ben lungi dall’avere è la stampa di regime, in primis quella di $inistra (Pravda di Comano e giornale di servizio del partito delle tasse). I motivi, è ovvio, sono ideologici e di politichetta contro il municipio di Lugano.

$inistra ridicola

Il cittadino che lascia scadere il posteggio viene multato senza indugio, l’esercente che non rispetta l’orario di chiusura si trova la polizia nel locale nel giro di un cip. Chi, oltre a violare leggi e regolamenti, organizza pure manifestazioni non autorizzate e violente, dovrebbe venire premiato con l’assegnazione di una sede pagata con soldi pubblici? Ma anche no! E che i soldi siano comunali o cantonali, poco importa: si tratta sempre di palanche dei cittadini, già spremuti come limoni bio. Con tutte le associazioni socialmente utili che sono alla ricerca di spazi, l’ente pubblico dovrebbe dare una sede proprio agli autogestiti? Ma stiamo busciando?

Fa poi ridere i polli che i $ocialisti, autoproclamatisi paladini della legalità, difendano chi fa dell’illegalità un’abitudine ed un vanto. Ah già: se l’illegalità viene da destra è delinquenza e nazifascismo, se viene da $inistra è “resistenza” e “antagonismo”. Ma andate a Baggio a suonare l’organo!

Non esiste più

Lugano ha tollerato per vent’anni la presenza dei molinari. Sbagliando. Quando a costoro venne assegnato un fabbricato sul sedime dell’ex Macello (NB: l’ex Macello non è affatto crollato, come chiunque può constatare) si stabilirono anche delle condizioni. Che “ovviamente” i brozzoni disattesero. Lo sfratto sarebbe quindi dovuto arrivare molto prima. Un’entità come quella sgomberata non ha alcun diritto di cittadinanza. Di certo non a Lugano (che ha già sopportato per vent’anni). Ma nemmeno altrove. Come ha giustamente rilevato il sindaco Foletti, il Gran Consiglio ha passato ore a parlarsi addosso su qualcosa che non esiste più. Ma è noto che a Palazzo delle Orsoline la priorità non è risolvere i problemi, bensì farsi citare sui giornali. L’esercizio, alla fine, ha giovato solo ai media di $inistra che hanno avuto l’occasione di tornare a montare la panna sull’ex Macello: uno dei loro non-temi preferiti.

Cultura indipendente

Il parlatoio cantonale avrebbe semmai dovuto discutere sugli spazi per la cultura indipendente; “cultura” significa produzione di spettacoli, di concerti, di mostre e affini; non okkupazioni di proprietà altrui; non politichette pseudo-antagoniste (?); non manifestazioni non autorizzate, violente e vandaliche. Tentare di spacciare i molinari per operatori culturali è una mistificazione ridicola.

La cultura indipendente chiede spazi ma, ancora una volta, il tema non è solo luganese bensì cantonale. Pertanto, il Cantone non può chiamarsi fuori recitando il mantra della “prossimità”, ormai diventato la parola magica per giustificare ogni bieco scarica-barile sui comuni.

Nell’identificazione di spazi per la cultura indipendente il Cantone non può limitarsi a svolgere un ruolo “sussidiario”. Ma gli spazi costano. E di aumentare la spesa pubblica, già fuori controllo, non se ne parla proprio. Quindi?

Domenica scorsa su queste colonne sono stati pubblicati i numeri miserevoli dei musei ticinesi: in media 6 visitatori paganti al giorno. Ma i soldi per la kultura per pochi intimi non mancano mai.

Ebbene, è giunto il momento di “fare di più con meno”.

Ovvero, si taglia sulla cultura senza pubblico, sulla Ticino Film Commission e compagnia cantante. Una parte dei risparmi potrà venire utilizzata per trovare spazi per la cultura indipendente. I beneficiari dovranno, ovviamente, attenersi a regole chiare. Il resto andrà nelle casse pubbliche per risanare i conti.

LORENZO QUADRI