A LUGANO C’È SPAZIO PER LA CULTURA INDIPENDENTE? SEGNALI POSITIVI DAI PARTITI, MA SI ATTENDE UNA PROPOSTA DEL MUNICIPIO
Giro di voci tra i capigruppo in Consiglio comunale a Lugano per capire cosa ne pensano della rivendicazione di spazi da destinare alla cultura indipendente, portata avanti dagli attori del settore.
“Se c’è la volontà politica, le cose si possono fare”. È questa una delle chiavi che sbloccherà il futuro della cultura indipendente sulle rive del Ceresio, come spiegatoci da Noah Sartori, co-presidente dell’Associazione Morel nelle scorse settimane. A Lugano qualcosa si sta muovendo e la Città ha creato un tavolo di lavoro con gli esponenti della scena culturale indipendente con l’obiettivo di trovare una o più proposte di spazi condivisi e realisti. “Tra qualche mese vorremmo presentare in Municipio un progetto concreto, che -se approvato- passerà sui banchi del Consiglio comunale”, ci spiega Roberto Badaracco, capodicastero Cultura della Città. “L’idea è di avere un piano condiviso da tutti e fino ad oggi siamo soddisfatti della strada intrapresa, perché coinvolge e coinvolgerà tutte le parti coinvolte: scena indipendente, esecutivo e legislativo”.
“IN QUESTO MOMENTO LA PALLA È NEL CAMPO DEL MUNICIPIO”
Visto che l’ultima parola spetterà al Consiglio comunale, abbiamo coinvolto tutti i capigruppo per capire come intendono porsi sul tema, quindi se aspettare una proposta dell’esecutivo o presentarne una. “Al momento”, ci dice Lukas Bernasconi (Lega dei Ticinesi), “la palla è nel campo del Municipio”. Dello stesso parere Tiziano Galeazzi (Udc-Udf): “Attendiamo che le parti (rappresentanti della cultura indipendente e Municipio) si trovino e presentino qualcosa al legislativo”.
“Il dialogo avviato tra le parti è sicuramente la via più costruttiva ed efficace per affrontare il problema”, ci spiega Lorenzo Beretta-Piccoli (Centro), aggiungendo che “il risultato delle discussioni dovrebbe sfociare in un messaggio con una richiesta di credito per adeguare degli edifici. Se la proposta sarà convincente, non mancheremo di sostenerla”. Ad “aspettare speranzosi qualche sviluppo” è anche La Sinistra, con Nina Pusterla che spiega come al suo gruppo “piacerebbe che si smettesse di parlare di problema: la destinazione di spazi e luoghi pubblici per la creazione culturale è un tema, culturale sociale e politico. Esso non è stato affrontato per molto tempo, perché per molto tempo è stata negata la legittimità professionale della cultura indipendente; oggi invece questa tematica ha l’opportunità di entrare nell’agenda politica del corto-medio termine: noi abbiamo alcune idee, che senza dubbio proporremo al Municipio qualora nuovamente non si ponesse in maniera proattiva riguardo alla tematica”.
“In questa fase, in cui il tema si è affermato nel dibattito pubblico ed è aperto un tavolo di lavoro tra Città, associazioni e attori culturali interessati, non sta ai partiti proporre possibili soluzioni al Municipio”, aggiunge Danilo Baratti (Verdi), spiegando che “sarà sulle proposte dell’esecutivo che bisognerà esprimersi, poi si vedrà”. Negli ultimi anni, continua, “non sono mancati atti parlamentari volti a portare l’attenzione su questo tema, ma è soprattutto la forza di quanto si muove dal basso – di chi produce cultura indipendente e di chi la segue – a determinare un cambiamento di percezione, di consapevolezza, di volontà politica, da parte di chi governa la città. Ed è quello che sembra essere successo con il successo (verbo e sostantivo) della Straordinaria”.
“AUTOGESTIONE E CULTURA INDIPENDENTE NON SOLO LA STESSA COSA”
Parlando di cultura indipendente, però, è facile confonderla con l’autogestione. Un altro tema caldo in riva al Ceresio, dopo i fatti avvenuti a fine maggio 2021, quando la polizia sgomberò il Csoa Molino e poco dopo le ruspe entrarono in azione e demolirono lo stabile. “Il nostro gruppo rispetta le richieste di movimenti brillanti, che vogliono far crescere la divulgazione e la mediazione culturale sul Ceresio”, dice Natalia Ferrara (Plr-Pvl), aggiungendo che “autogestione e cultura indipendente non sono la stessa cosa, ed è importante uscire da questo vicolo cieco dei pregiudizi e cercare delle soluzioni insieme su nuove strade”.
“Allo stesso tempo, però, bisogna imparare che nulla è gratis, che anche le migliori idee devono avere i piedi per terra prima di prendere il volo e che il tema dei finanziamenti non può essere lasciato per ultimo. Insomma, gli spazi, in fondo, sono il minore dei problemi”. Un tema, quello dell’autogestione, toccato anche da Dario Petrini (Avanti con Ticino&Lavoro). “Per ora non ci siamo chinati sul problema ‘ricerca spazi’, anche perché mettere a disposizioni spazi tanto per dire di averlo fatto non va bene. Gli spazi, a cui la cultura indipendente dovrebbe avere accesso, devono assolutamente garantire la massima sicurezza, quindi rispettosi degli standard di sicurezza che tutti i luoghi pubblici di aggregazione rispettano, come ad esempio le direttive antifuoco e quelle sui sistemi di sicurezza”. Per Petrini “è comunque chiaro che una soluzione dal cilindro dovrà uscire”.
E qui anche il capogruppo di Avanti con Ticino&Lavoro tiene a fare una puntualizzazione: “Non va mescolata, tantomeno confusa, la cultura indipendente con l’autogestione. In altre città svizzere la cultura indipendente funziona molto bene, con regole e direttive ben definite. A Lugano c’è ancora una zona grigia, in cui si rivendica la cultura indipendente, ma alle condizioni poste dall’Autogestione. Fintanto che si continuerà a non volersi sedere ad un tavolo (responsabili entrambi gli interlocutori, cioè Municipio e CSOA, per quanto riguarda la cultura indipendente) non se ne arriverà a una”.